Nel dolore…uno sguardo di speranza
 
Sri Lanka. Sguardi su di un mondo
ancora sommerso

 

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Le onde mediatiche sul maremoto che ha sconvolto il Sud Est asiatico il 26 dicembre scorso si sono ritirate. In un modo similmente violento. L'avanzare di un'enorme onda marina, dal nome giapponese Tsunami, ha lasciato dietro di sé distruzione e dolore. Le immagini di quei giorni sono ancora vive nella memoria di tutti, ma non è facile confrontarsi quando nemmeno l'arrivo di un altro maremoto a Nias e nelle isole Simeleue a marzo fa più notizia. Dopo il forte impatto, dopo la corsa tanto generosa quanto distante degli aiuti da inviare, non sappiamo più molto. E' il caso dello Sri Lanka. Restano solo cifre: 40,000 vittime, 1.5 miliardi di dollari promessi, una grande presenza umanitaria, ed innumerevoli progetti che nel piano di ricostruzione della task-force governativa riguardano la costruzione di 62 villaggi , 75 miglia (120 km) di rete ferroviaria, 55 miglia di strada asfaltata, assistenza ad almeno un milione di persone senza casa. C'è però ancora un mondo che resta sommerso, ossia quello vero delle persone e delle relazioni umane. Preoccupa la dimensione del disastro, chilometri di costa mangiata, pescatori in silenzio che guardano il mare, bambini rimasti orfani, donne sole e spaventate, giovani senza case né lavoro. E lo scenario lasciato dal maremoto non è il solo a preoccupare. Nel paese verdissimo di campi coltivati a riso e di immense piantagioni di tè, un'aria umida entra pesante dai finestrini del treno locale che sa di metropolitana occidentale. Si percorrono lunghi chilometri sulle rotaie volute dagli inglesi ed una varietà infinita di povertà e miseria rimanda violentemente alla storia della Ceylon. Antica ed attuale. Le carrozze sono abitate da rom che cantano, da storpi in cerca di aiuto, persone disperate che intonano canti malinconici, venditori di fiabe, libri usati, cocco, ananas e cibo cotto piccante. Ci sono più lingue e più religioni in questo microcosmo del paese che racconta di strategie geopolitiche forti e dure nel tempo. In un contesto così, sono preziosi gli scatti del fotoreporter Enrico Mascheroni: incontrare gli sguardi, cogliere le diverse sfumature di voce e posare gli occhi su mani stanche e tremanti, sono azioni concrete. Che non si fermano al momento ma che intendono comprendere quanto la vita in Sri Lanka ora conviva con la distruzione, la solitudine ed il dolore. In una forma di semplice umanità.

Marzia Ravazzini